L’Italia deve aumentare rapidamente la capacità fotovoltaica entro il 2030. I tetti delle strutture pubbliche non risolvono da soli il problema, ma possono rappresentare una quota significativa senza occupare nuovo suolo.
Il capitolo in 8 slide
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Il divario da colmare
Il PNIEC 2024 indica 79,2 GW di fotovoltaico al 2030. Il GSE registra 37.002 MW in esercizio a fine 2024. La differenza aritmetica è quindi 42,198 GW. Non è una previsione di mercato né un fabbisogno «netto» già depurato da dismissioni, ritardi o revisione dei target: è il confronto trasparente tra due grandezze ufficiali.
Il risultato teorico di 5,68 GW prodotto dal modello Heiwit avrebbe due letture corrette: rappresenterebbe il 7,17% del target totale di 79,2 GW e il 13,46% del divario aritmetico rispetto alla capacità 2024. Scrivere semplicemente «7–14% del PNIEC» sarebbe ambiguo, perché mescolerebbe due denominatori diversi.
Perché partire dai tetti pubblici
Le coperture di scuole, ospedali e uffici sono superfici esistenti. Questo riduce il conflitto con il consumo di suolo, ma non elimina i vincoli. Ogni progetto richiede almeno verifica strutturale, disponibilità giuridica del tetto, autorizzazioni, compatibilità paesaggistica e culturale, prevenzione incendi, accessibilità manutentiva e capacità di connessione alla rete.
La seconda ragione è il profilo dei consumi. Ospedali e uffici presentano normalmente carichi nelle ore diurne; le scuole hanno un profilo più stagionale e richiedono un’analisi specifica dei mesi estivi. Per questo non è corretto applicare la stessa percentuale di autoconsumo a ogni edificio.
Una centrale diffusa, non una singola centrale
Il valore strategico non risiede solo nella potenza. Un programma nazionale sui tetti pubblici sarebbe distribuito, visibile e ripetibile. Potrebbe aggregare edifici omogenei, standardizzare capitolati, ridurre i costi di progettazione e attivare modelli ESCo o partenariati. Il rovescio della medaglia è una governance frammentata tra Stato, regioni, comuni, aziende sanitarie e altri enti.
Quanto sarebbe realmente installabile?
Il modello restituisce un potenziale tecnico teorico. Applicando uno scenario prospettico del 60–80%, la capacità diventerebbe 3,41–4,54 GW, pari all’8,08–10,77% del divario PNIEC. Questo scenario non deriva direttamente dalla validazione GSE dichiarata e non deve essere presentato come tasso osservato. Serve invece un filtro edificio per edificio.
La conclusione corretta
I tetti pubblici non sono una scorciatoia e non sostituiscono utility scale, autoconsumo industriale o fotovoltaico residenziale. Sono però un’infrastruttura già esistente che merita un inventario tecnico verificabile e una strategia nazionale dedicata.








