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Polianjoniska NFPP-celler: den andra generationen av Heiwit-natriumjonbatterier

aug 16, 2026 | Natriumjonbatterier

Le batterie agli ioni di sodio non sono una tecnologia sola. Sotto lo stesso nome convivono chimiche di catodo molto diverse fra loro, con comportamenti che divergono su durata, sicurezza e prestazioni al freddo. La prima generazione dei sistemi Heiwit usa un catodo a ossidi stratificati di metalli di transizione (NaxTMO2). La seconda generazione, che entrerà in commercializzazione da novembre 2026, adotta un catodo polianionico NFPP.

Questo articolo spiega che cosa cambia sul piano elettrochimico e che cosa se ne ricava in un accumulo stazionario, con i dati di qualifica delle nuove celle.

Che cosa significa “polianionico”

In un catodo a ossidi stratificati gli ioni di sodio si muovono fra piani di ossido di metalli di transizione impilati uno sull’altro. È una struttura efficiente — impacchetta molta energia — ma i piani si dilatano e si contraggono a ogni ciclo di carica e scarica, e con il tempo perdono ordine. È il meccanismo che limita la vita utile di questa famiglia di celle.

In un catodo polianionico il sodio si muove invece dentro un reticolo tridimensionale rigido, tenuto insieme da gruppi fosfato e pirofosfato legati al ferro. La sigla NFPP sta per sodium iron pyrophosphate phosphate, Na4Fe3(PO4)2(P2O7): un’impalcatura che si deforma pochissimo quando il sodio entra ed esce.

La conseguenza è un compromesso preciso, e vale la pena enunciarlo in chiaro perché è il cuore della scelta:

Il reticolo polianionico immagazzina meno energia per chilogrammo di un ossido stratificato, ma la restituisce per molti più cicli, con maggiore stabilità termica e prestazioni migliori alle temperature estreme.

È una proprietà generale della famiglia dei catodi polianionici, non un dato di un singolo produttore: la rigidità del reticolo costa massa, e quella massa non partecipa allo stoccaggio dell’energia.

Per un’auto elettrica sarebbe uno scambio sfavorevole: lì il peso conta. Per un accumulo stazionario appoggiato a un muro o in un locale tecnico, dove nessuno solleva la batteria e la si vuole ancora funzionante fra vent’anni, è lo scambio giusto.

Il resto della cella non cambia

Vale la pena chiarire che cosa nej cambia, perché è la ragione per cui il passaggio è industrialmente gestibile. L’anodo resta in hard carbon, carbonio duro non grafitizzabile, lo stesso della prima generazione. Il principio di funzionamento è identico. Anche il processo produttivo lo è: catodo, anodo ed elettrolita si sostituiscono nella stessa linea, senza riprogettare l’impianto.

Una particolarità che il sodio si porta dietro da entrambe le chimiche merita una nota: a differenza del litio, che richiede un collettore di corrente in rame all’anodo, nelle celle al sodio entrambi i collettori possono essere in alluminio. Non è solo una questione di costo della materia prima. È ciò che permette di scaricare completamente la cella fino a zero volt per stoccarla e trasportarla in sicurezza, senza danneggiarla — una cosa che una cella al litio non tollera.

I numeri, messi a confronto

La tabella confronta le celle NFPP con le chimiche di riferimento del mercato dell’accumulo. I valori per piombo-acido, LFP e NMC/NCA sono intervalli tipici; quelli NFPP sono i dati di qualifica dichiarati per le celle adottate da Heiwit.

Parameter Piombo-acido LFP NMC/NCA NFPP
(sodio polianionico)
Densità energetica (Wh/kg) 30–50 120–180 220–280 100–120
Livscykler 300–500 > 6.000 > 800 9.000 (DoD 95%)
Capacità residua a −20 °C < 60% < 70% > 70% > 90%
Capacità residua a −40 °C 0% 0% 0% > 85%
Energieffektivitet - 95% - 97%
Tolleranza alla scarica profonda scarsa scarsa scarsa ottima
Comportamento ad alta temperatura medio buono medio ottimo

Due righe meritano una lettura attenta.

La energitäthet si colloca sotto quella del litio ferro fosfato: 100–120 Wh/kg. A parità di capacità installata, un sistema al sodio polianionico è più ingombrante e più pesante di uno a LFP. Per un accumulo domestico o commerciale fisso questo si traduce in qualche centimetro e qualche chilo in più, non in un limite d’uso — ma è corretto saperlo prima, non dopo.

I cykler sono dichiarati in 9.000 a profondità di scarica del 95%. La condizione va letta insieme al numero, perché è quella che rende il dato confrontabile: molte schede tecniche dichiarano i cicli a profondità di scarica inferiori, dove il valore sale naturalmente. Novemila cicli al 95% di DoD significa che la cella è progettata per essere svuotata quasi completamente ogni giorno, ed è esattamente il modo in cui lavora un accumulo abbinato al fotovoltaico: si riempie di giorno, si svuota la sera. Su un ciclo al giorno sono più di vent’anni di servizio.

Il comportamento al freddo

È la differenza più visibile rispetto al litio ferro fosfato, e la più facile da verificare sul campo.

Nella prova di scarica a temperature decrescenti — carica a 3,5 V con potenza 0,5P, riposo di 10 minuti, quindi scarica alla temperatura di prova — la cella NFPP conserva il 95,04% della capacità a −20 °C. Una cella LFP di riferimento, nella stessa prova, si ferma al 67,8%.

Tradotto in pratica: in una mattina di gennaio a −10 °C in un locale tecnico non riscaldato, una batteria LFP consegna una frazione sensibilmente ridotta della capacità nominale, proprio nei giorni in cui il fotovoltaico produce meno e l’accumulo servirebbe di più. Il divario si allarga scendendo: a −40 °C la chimica polianionica resta sopra l’85%, mentre LFP e NMC sono a zero utilizzabile.

Corrente, potenza e calore

La prova di scarica a correnti crescenti — carica a 0,5C, riposo, poi scarica a 1C, 2C e 4C, finestra di tensione 1,5–3,5 V — mette in evidenza il secondo vantaggio strutturale.

Regime di scarica Capacità erogata Sovratemperatura massima
NFPP LFP NFPP LFP
1C 100% 100% 3,5 °C 4,2 °C
2C 99,4% 95,9% 5,8 °C 9,7 °C
4C 98,2% 82,8% 15,5 °C 22,1 °C

A 4C la cella polianionica consegna quasi tutta la sua capacità e si scalda di 15,5 °C; la cella LFP ne consegna l’83% e si scalda di 22,1 °C. Meno calore generato a parità di corrente significa un sistema che si difende meglio da solo, prima ancora che intervengano il BMS o la ventilazione.

L’efficienza energetica di andata e ritorno misurata è del 97% a regime 0,25P. Su un accumulo domestico che cicla ogni giorno, ogni punto di efficienza è energia che non si perde in calore a ogni singolo ciclo, per tutta la vita del sistema.

Le prove di sicurezza

Le celle sono state qualificate secondo le norme di prova per gli accumuli stazionari. Riportiamo le prove e l’esito così come risultano dai rapporti.

Prova Norma di riferimento Criterio Esito
Penetrazione con chiodo T/CIAPS0031-2023 nessun incendio, nessuna esplosione superata
Sovraccarico GB/T 44265-2024 nessun incendio, esplosione o rottura superata
Kortslutning GB/T 44265-2024 nessuna variazione d’aspetto superata
Schiacciamento GB/T 44265-2024 nessuna perdita di liquido, nessun incendio superata
Controllo termico GB/T 44265-2024 nessun incendio, esplosione o rottura superata
Prova in forno GB/T 36276-2018 nessuna perdita di liquido, nessun incendio superata

Vale la pena descrivere due prove per esteso, perché “supera il test del chiodo” senza le condizioni non vuol dire niente.

Nella penetrazione con chiodo la cella è a 25 °C e completamente carica. Un ago d’acciaio da 5 mm di diametro la attraversa nel centro geometrico a 25 ± 5 mm/s e vi resta dentro, cortocircuitando gli strati per un’ora di osservazione. Il requisito è nessun incendio e nessuna esplosione.

Nel controllo termico la cella, carica, viene riscaldata mentre la si carica a corrente costante 1C, finché non va in fuga termica, o finché non raggiunge i 300 °C, o finché non passano quattro ore. Anche qui il requisito è nessun incendio, nessuna esplosione, nessuna rottura.

Sul piano delle certificazioni, le celle dispongono di rapporti IEC 62619 (sicurezza delle celle secondarie per applicazioni industriali), UL 9540A (propagazione della fuga termica nei sistemi di accumulo), FN 38,3 (idoneità al trasporto), RoHS e schede di sicurezza dei materiali, oltre alle certificazioni per il trasporto marittimo e aereo.

Costruzione della cella

Le celle prismatiche adottano un processo di impilamento (stacking) invece dell’avvolgimento: gli elettrodi sono sovrapposti a strati piani anziché arrotolati. Ne derivano un utilizzo dello spazio migliore, un’impedenza interna più bassa e una generazione di calore inferiore a parità di corrente.

Le celle cilindriche adottano invece un progetto tab-less, senza linguette di collegamento: l’intero bordo dell’elettrodo fa da collettore. L’effetto è una resistenza interna molto bassa e una dissipazione termica distribuita, tanto che questa costruzione regge impulsi di scarica fino a 50C.

Che cosa cambia per chi ha già una batteria Heiwit

Nulla cambia. I sistemi a ossidi stratificati oggi in vendita e già installati mantengono le prestazioni e la garanzia con cui sono stati acquistati, restano assistiti e continuano a funzionare con lo stesso inverter, la stessa app e lo stesso BMS. Sono una tecnologia matura e collaudata sul campo, e le celle che montano hanno le specifiche dichiarate nelle rispettive schede tecniche.

Le celle NFPP entreranno nei sistemi di nuova produzione da novembre 2026, a esaurimento delle scorte attuali. Chi acquista oggi non sta comprando un prodotto in uscita: sta comprando la generazione in servizio, con la sua garanzia e il suo storico di installazioni.

Insikter

Tre aspetti di questa chimica meritano una trattazione a parte, con i rispettivi protocolli e dati di prova:

Vanliga frågor och svar

Che cosa vuol dire NFPP?

È l’acronimo di sodium iron pyrophosphate phosphate, fosfato-pirofosfato di sodio e ferro, formula Na4Fe3(PO4)2(P2O7). Indica il materiale del catodo, cioè l’elettrodo positivo della cella.

Le celle polianioniche sono migliori degli ossidi stratificati?

Sono più adatte all’accumulo stazionario, non migliori in assoluto. Il reticolo polianionico privilegia stabilità e durata, quello a ossidi stratificati privilegia l’energia specifica. In un’applicazione dove il peso e il volume sono critici — la mobilità, per esempio — la scelta corretta sarebbe l’opposta.

Che cosa vuol dire “9.000 cicli a DoD 95%”?

Che la cella è qualificata per 9.000 cicli completi di carica e scarica utilizzando il 95% della capacità nominale a ogni ciclo. La profondità di scarica va sempre letta insieme al numero di cicli: a profondità inferiori il conteggio dei cicli sale, quindi due valori dichiarati a condizioni diverse non sono confrontabili.

Perché la densità energetica è più bassa?

Perché il reticolo polianionico dedica parte della propria massa ai gruppi fosfato e pirofosfato che lo tengono rigido. Quella rigidità è ciò che produce la durata e la stabilità termica: è il prezzo strutturale del vantaggio.

Serve un inverter diverso?

No. Il principio di funzionamento e la finestra di tensione di lavoro restano compatibili con l’elettronica di sistema già in uso.